Nel futuro di Rutelli c’è un grande prato Verde lontano dal Pd e dall’Udc

Sarà dopo il congresso, una volta analizzati e pesati i risultati e gli equilibri interni al “patto di sindacato” che governa il Partito democratico. Ma l’attivismo dell’ex leader della Margherita e le dinamiche fra i tre aspiranti segretari e le loro aree di riferimento confermano già ora che lo spazio per un azionista in difficoltà e molto di minoranza in questo momento, come Francesco Rutelli, è talmente stretto da spingerlo all’uscita.
20 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 20:04
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Sarà dopo il congresso, una volta analizzati e pesati i risultati e gli equilibri interni al “patto di sindacato” che governa il Partito democratico. Ma l’attivismo dell’ex leader della Margherita e le dinamiche fra i tre aspiranti segretari e le loro aree di riferimento confermano già ora che lo spazio per un azionista in difficoltà e molto di minoranza in questo momento, come Francesco Rutelli, è talmente stretto da spingerlo all’uscita. In particolare se dovesse vincere la squadra Bersani- D’Alema-Enrico Letta. L’approdo possibile non è tanto l’ Udc come molti osservatori hanno voluto accreditare, quanto un altrove più coerente con le origini movimentiste di Rutelli. In particolare con l’ambientalismo, oggi rivisitato à la Obama, che attenui l’impronta teodem dell’ultimo lustro diventata ingombrante. Tanto che ieri l’ex leader della Margherita ha disertato il seminario dei teodem di Luigi Bobba intitolato “La rabbia e il coraggio” sottinteso dei cattolici .
“Rutelli che lascia il Pd per l’Udc è una schematizzazione giornalistica”, osserva Linda Lanzillotta, storicamente rutelliana e sostenitrice disillusa della mozione Franceschini. “L’Udc non rappresenta in nessun modo quei pezzi di società ignorati dai partiti tradizionali e quelle culture politiche liberali, repubblicane, moderate che non avrebbero sbocco se dovesse fallire il progetto originario del Pd, quello del Lingotto” aggiunge. Il quotidiano Europa peraltro, vedi editoriale di ieri del direttore Stefano Menichini, parla esplicitamente di “pigri retroscena su Udc e dintorni” e spiega che sbaglia chi pensa “che un eventuale laboratorio del centro possa odorare di acqua santa e limitare le proprie ambizioni”.

E’ sempre il quotidiano della ex Margherita ad accreditare tuttavia il progetto secessionista di Rutelli come “ricostruzione di un’area liberale, laica, moderata, ma riformista molto ispirata a Obama”. Magari a partire dalla creazione di gruppi parlamentari, si dice, nonostante l’esiguità delle truppe rutelliane. Segnate dalla diaspora dei fedelissimi, con Paolo Gentiloni ed Ermete Realacci saldamente nel Pd, Roberto Giachetti outsider. “La verità è che il dibattito sul dopo Berlusconi si gioca tutto fuori dal Pd, dunque…”, dicono con una punta di amarezza rutelliani ed ex rutelliani.
E’ piuttosto l’Udc ad accreditare le manovre di avvicinamento di Rutelli come segno del potere di attrazione del leader Pier Ferdinando Casini. “Condividiamo la sua attenzione al mondo cattolico, c’è spazio per lui”, spiega Roberto Rao, braccio destro dell’ex presidente della Camera. Qualcosa di più chiaro sulle ambizioni e i sogni di Rutelli si capirà martedì mattina quando l’interessato presenterà, con apposita conferenza stampa il suo libro. Un libro esplicito nelle critiche al partito e nell’autocritica, specie sul trauma della sconfitta romana. La nota dominante della pars costruens, oltre al dialogo con i ceti medi, è il deciso recupero dell’ambientalismo. “E’ il nuovo modello di crescita sostenibile, di politica economica, non di politica trattante”, spiega ancora Linda Lanzillotta a conferma che il collante per recuperare o tenere insieme le vecchie amicizie (e magari attirare i verdi inquieti tipo Marco Boato e Angelo Bonelli) può essere solo questo, non certo i legami pure importanti con il mondo cattolico.

Rutelli vuole recuperare lo spazio che un Pd socialdemocratico
, prodotto dall’eventuale segreteria Bersani, potrebbe lasciare. Se lo spazio è affollato (c’è anche il think tank di Luca Cordero di Montezemolo, per ora solo cultura, ma poi chissà), le risorse non mancano: fino al 2011 la Margherita riceve i rimborsi elettorali, Luigi Lusi il tesoriere è un fedelissimo di Rutelli. E il messaggio agli ex ds è arrivato chiaro all’interno dell’intervista al Corriere su Consorte: Rutelli puntava il dito contro i patrimoni immobiliari dei Ds che avrebbero dovuto essere dirottati sul Pd. Come dire: se voi non lo fate allora anch’io… Un’intervista che ricordava anche a un certo mondo economico che Rutelli era stato il loro interlocutore nella battaglia del 2005 contro la scalata di Unipol su Bnl e che la cordata che potrebbe vincere nel Pd è l’altra. Obiettivo immediato: riagganciare il bel mondo che una volta ruotava proprio intorno al pensatoio Glocus di Lanzillotta e Rutelli.